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January 06 L'abbandonoBasta ricordare che siamo fatti di acqua calda, che siamo soffici, liquidi ed elastici.
L'abbandono è uno stato difficile a cui non siamo pù abituati, perchè sempre ossessionati dal controllo a tutti i costi dei particolari.
L'abbandono invece è partecipazione alla pienezza, una forma di consapevolezza. Come dire: è così chiassosa la storia, nell'infinito silenzio uiversale, che è inutile aggiungere altro rumore.
Dunque è un prendere atto di esistere, di possedere braccia, dita e talento non nostri, di essere in possesso di un'identità che ci è data, così come tutto in noi e attorno a noi ci è donato, ci avanza, trabocca le ostre aspettative: nulla ci appartiene.
Allora ecco risvegliarsi in noi l'infantile stupore per ogni cosa, sempre nuova, sempre provvisoria. L'abbandono è una costante primavera, dove tutto continuaente nasce.
Inizia dal respiro profondo, lento e sentito come la cosa momentaneamene più importate, come un movimento ampio e complesso, non pi involontario, cui segue la perdita dell'espressione facciale, o meglio l'importanza che essa riveste per noi, e questo è davero difficile: smettere di sentrci immagine esposta al giudizio degli altri, per tornare al valore della nostra unicità.
La danza reclama l'abbandono: essa non vuole essere "danzato", ma è lei stessa che vuole danzare attraverso il corpo del danzatore. L'esecutore abbandonato al suo strumento diviene egli stesso strumento.
Io, danzatore, devo avere la sensazione che il mio corpo vada da sé. Devo essere anche spettatore impossessato della mia danza, mentre nella mia mente un silenzio energetico, gravido e vigile segue, vuoto, ogni minimo movimento. Allora, come un carillon, ogni elemento entrerà in rapporto con l'altro: il respio con il battito cardiaco, la pressione con la temperatura del corpo; e la memoria troverà, nel silenzio della mente, un lucido lago ghiacciato su cui sorre senza alcun ostacolo, senza altre intenzioni che interferiscano con quella proveniente dal movimento del corpo.
E' vero, con l'abbandono si sperimenta un piccolo miracolo che va oltre la danza stessa: il podigio di lasciar vivere e crescere i fiori che ci circondano, di sentiredi non avere più paura di nessuno, perchè anche a nostra presenza è un dono; il miracolo di essere vivi e leggeri.
L'abbando è cosapevolezza anche di fragilità e che anche se non vogliamo ammetterlo abbiamo bisogno di dare e ricevere amore...poitiva questa sensazione quando parte la musica sul palcoscenico. Negativa quando questa sensazione la proviamo sul palcosenico della vita . Quando c'è la pausa o una msica è finita e dobbiamo aspettar che un'altra inizi ; quell'attesa ci mette inquietudine , quel senso di abbandono, quella malinconia. E' proprio questo quello ch l'uomo deve riuscire a fare per star bene anche nel silenzio. TrackbacksThe trackback URL for this entry is: http://robertobob007.spaces.live.com/blog/cns!79E6491DE8EC855D!871.trak Weblogs that reference this entry
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